The White Hotel non è mai stato costruito per durare, ed era proprio quello il punto. Un ex garage in una zona industriale di Salford, aperto dal 2015, 300 persone a capienza piena: è diventato la sala con cui l'underground britannico misurava tutto il resto. A gennaio 2027 chiude, e sono i fondatori a spegnere la luce.

Perché chiude proprio ora?

L'acqua, soprattutto. Il locale sorge sulle rive del fiume Irwell, e il cofondatore Austin Collings lo ha detto senza giri di parole al Guardian: "basically, it's a swamp." Alle inondazioni si aggiunge il fatto che l'edificio rientra nel piano di rigenerazione del Salford City Council, che segnala il punto come terreno a rischio alluvione e lo destina a uno sviluppo da 7.000 abitazioni con un parco di zone umide dove oggi sorge il club.

Collings e Ben Ward avrebbero potuto dare battaglia e aspettare di essere cacciati. Hanno scelto di no. Hanno detto al Guardian di voler andare via "on our own terms, long before we became a museum." Chiunque abbia visto sale trasformarsi in franchigie della nostalgia riconoscerà l'istinto.

Cosa rendeva quella sala così importante?

Una programmazione senza rete. La filosofia di booking che Collings riassumeva come "minimum budget, maximum ideas", e la frase di Ward sul restare "in the moment and of the moment", hanno prodotto un decennio che la maggior parte dei club si sognerebbe: l'ultimo set in club di Andrew Weatherall, una riapertura maratona di 54 ore e mezza dopo il Covid, set di Helena Hauff, Djrum, DJ Stingray, Jamie xx, SHERELLE, Traxman, Space Afrika e Objekt. Frontale, fuori dai sentieri battuti e così forte che una serata di DJ Stingray, a quanto si dice, ha mandato in tilt lo spazio.

La sala piccola più coraggiosa della Gran Bretagna chiude mentre è ancora coraggiosa. È tutta qui la storia.

Dove va l'energia adesso?

Non nel lutto. Prima ancora di chiudere le porte, il team lancia The Black Lights, un festival di tre giorni in siti del patrimonio di Blackpool a fine giugno 2026, con A Guy Called Gerald, Mica Levi e The Caretaker in cima a un cartellone profondamente sperimentale. La volata finale del club, invece, si legge come un best of di dove vivono davvero la house e la techno underground in questo momento: Zenker Brothers, Eris Drew, Octo Octa, Galcher Lustwerk, Rhadoo, Mama Snake, re:ni, dBridge e Nathan Fake. Nel frattempo Collings e Ward stanno anche avviando una casa di produzione cinematografica.